La community milanese ha varcato i cancelli dello stabilimento toscano di ITW per scoprire come un’azienda quasi invisibile al grande pubblico sia diventata il primo produttore mondiale di lavastoviglie professionali per volumi.
Ci sono aziende che non hanno bisogno di fare rumore perché i numeri parlano già abbastanza forte. Eurotec srl, società italiana di Illinois Tool Works, divisione Colged, è una di queste. Ed è per questo che Demetra — la community no-profit milanese che dal 2019 riunisce oltre mille professionisti appassionati di innovazione — ha scelto gli stabilimenti di Altopascio come tappa della sua ultima visita aziendale. A fare gli onori di casa, David Berera, presidente dell’associazione, insieme a Laura Filippi, CEO di ITW Italy Holding e Country Controller per Italia ed Europa orientale.
È stata proprio Laura Filippi a introdurre la giornata, offrendo alla delegazione milanese la cornice strategica entro cui leggere tutto ciò che sarebbe seguito: il modello di governance di ITW, fondato su tre pilastri — il metodo 80/20, una cultura imprenditoriale che valorizza la delega e l’autonomia, e la customer back innovation, ovvero la capacità di ascoltare il cliente reale prima ancora di progettare il prodotto. “Gestisci l’azienda come se fosse tua” è il mandato che il corporate trasmette a ogni manager di divisione — parole che, dette da chi sovrintende alle operazioni italiane ed est-europee del gruppo, acquistano un peso particolare.
“Nel lavaggio professionale l’azione chimica vale il 70% del risultato. Una macchina ben progettata consuma dieci volte meno acqua rispetto al lavaggio a mano.”
— Cristina Antoniazzi, VP & General Manager ITW Eurotec Warewashing
La presentazione della divisione è stata affidata a Cristina Antoniazzi, VP & General Manager di ITW Eurotec Warewashing: 96 milioni di euro di fatturato nel 2025, 66.000 macchine prodotte, 270 dipendenti. Un primato mondiale nei volumi, frutto di una crescita che dai 64 milioni pre-pandemia ha toccato quota 90 milioni già nel 2021. Il 50% del fatturato proviene dalla produzione OEM per conto terzi, segno di un’azienda che sa operare con flessibilità in mercati a forte pressione competitiva.
Non è passato inosservato ai soci e alle socie di Demetra che entrambe le figure di riferimento della giornata fossero donne: Laura Filippi, con la responsabilità strategica di un’intera area geografica, e Cristina Antoniazzi, alla guida di una divisione industriale con primati mondiali. Per una community che ha fatto dell’inclusione e della meritocrazia valori fondanti, vederle condurre con autorità una realtà così complessa è stato fonte di autentica ispirazione. La loro presenza era semplicemente la riprova che la capacità di leadership non ha genere: un’evidenza che in Italia, per quanto meno rara rispetto al passato, non può ancora essere data per scontata.
La visita ai reparti — guidata dal plant manager Riccardo Merlini e da Luca Carlotti, Health & Safety e Quality Manager — ha mostrato un processo produttivo integralmente interno: acciaio inox, taglio laser, piegatura automatica Salvagnini, saldatura robotizzata, assemblaggio e cablaggio, il tutto scandito dal sistema kanban. Il dibattito del pomeriggio ha poi toccato i principali nodi strategici aperti, tra cui la pressione competitiva sui segmenti di prodotto più accessibili e un modello distributivo interamente intermediato, senza rete di vendita diretta né post-vendita proprio.
Demetra ha portato a casa da Altopascio qualcosa di più di una visita industriale: un caso distudio su come scala globale, cultura imprenditoriale locale e innovazione guidata dal mercato possano coesistere. E un promemoria di ciò che è possibile quando il talento viene riconosciuto per quello che vale.